Il Webfare: un modello di valorizzazione sociale della ricchezza digitale

Human Beings. By Nature or by Technology, Anno LXV, n. 90/2025

L’evoluzione tecnologica ha determinato una trasformazione radicale nella natura e nella distribuzione del capitale economico. In particolare, i dati, intesi come rappresentazioni digitalizzate di comportamenti, preferenze e necessità umane, si sono affermati come asset strategico di primaria importanza, preminente in termini di valore e rinnovabilità. Tuttavia, l’attuale ecosistema digitale presenta una concentrazione significativa del valore generato dai dati nelle mani di un numero limitato di attori, principalmente piattaforme tecnologiche (soprattutto statunitensi e cinesi), mentre gli individui e le istituzioni che generano o gestiscono tali dati rimangono sostanzialmente esclusi dai benefici economici e sociali derivanti dal loro utilizzo.

Nel corso degli ultimi due decenni, il web si è consolidato come repository globale di comportamenti, preferenze e valori umani. La convergenza di tre fattori tecnologici ha reso possibile l’estrazione e la valorizzazione sistematica di questa ricchezza precedentemente inaccessibile: i) l’accumulo massivo di dati derivante dalla digitalizzazione pervasiva delle attività umane; ii) lo sviluppo di algoritmi avanzati che hanno consentito di elaborare, interpretare e valorizzare questi dati con una scala precedentemente inimmaginabile e iii) l’accessibilità economica crescente: la recente diffusione di modelli e strumenti ha infatti ridotto le barriere di accesso tecnologico e computazionale. Nonostante questi sviluppi, la distribuzione dei benefici rimane profondamente asimmetrica: le piattaforme dominanti mantengono il controllo esclusivo del valore generato mediante l’accumulazione e l’utilizzo dei dati, mentre individui, comunità, istituzioni pubbliche (che ne sono produttori originari), rimangono sostanzialmente esclusi da questa catena di valore.

Webfare rappresenta, in questo contesto, un framework ideale volto a cercare di ridistribuire il valore generato cosicché in qualche modo la collettività benefici di parte del valore connesso con il patrimonio di informazioni che le persone mettono quotidianamente a disposizione del sistema.

Finora, infatti, il tema della proprietà dei dati è stato affrontato in modo sostanzialmente difensivo, dal punto di vista della privacy e del consenso al loro utilizzo. Ma è decisamente un approccio minimale. Far sì che i cittadini e le organizzazioni mantengano la proprietà e il controllo sulle informazioni che li riguardano è un principio valido, ma andrebbe rafforzato: come le persone possono ottenere valore economico e sociale da quei dati?

Infatti, tutti siamo produttori di dati. Da quando nasciamo a quando moriamo. Senza limiti di età, reddito o capacità. E’ un patrimonio che la nostra società possiede e genera instancabilmente. Trovare un modo mediante il quale questa produzione favorisca l’efficacia, l’efficienza e il finanziamento del servizio pubblico (che incamerando questo valore potrebbe dunque redistribuirlo direttamente o indirettamente) potrebbe altresì contribuire a risolvere il tema della sostenibilità nel tempo dei costi del welfare (in particolare il costo sanitario e pensionistico) per effetto della dinamica demografica e conseguentemente la riduzione e l’invecchiamento della popolazione, sia aumentando le risorse disponibili per il settore pubblico, sia la produttività dell’intero sistema economico.

Un’idea molto suggestiva riguarda la creazione di una piattaforma pubblica centralizzata, garantita dal controllo delle istituzioni, che possa facilitare la valorizzazione dei dati secondo criteri di trasparenza e consenso informato, ad esempio utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale per generare dati sintetici che preservano la privacy e la conformità normativa. Mettendo a disposizione questi dati sintetici si potrebbero addestrare modelli predittivi e generativi, e si poterebbe mettere questo sistema anonimo di informazione a disposizione delle istituzioni e (anche commercialmente) del mondo privato. Questo consentirebbe peraltro l’estrazione di insights contestuali senza esporre i dati grezzi sottostanti.

Ma ci sono altre strade che possono coinvolgere la Pubblica Amministrazione, in un’ottica post-digitale. Creare valore dalla digitalizzazione, per una PA, significa assumere approcci decisionali insight-driven, ma ancora di più personalizzare i servizi pubblici, fornendo ai cittadini esattamente quello di cui hanno bisogno nel momento in cui ne hanno bisogno, migliorando il processo di erogazione dei servizi e rendendolo efficiente, efficace, sostenibile. Anche il peso delle procedure burocratiche su persone e imprese potrebbe essere ridotto sensibilmente, concedendo in modo semi-automatico e personalizzato autorizzazioni e servizi, aumentando conseguentemente la produttività del sistema economico. Questo significa peraltro rovesciare la filosofia di un istituto che pure ha rivoluzionato il rapporto tra cittadino e PA: l’autocertificazione, cioè la possibilità per le persone di sostituire le certificazioni rilasciate dalla Pubblica Amministrazione con dichiarazioni che hanno la medesima validità del documento che sostituiscono. Questo strumento, allora rivoluzionario per la nostra cultura, è oggi obsoleto: le PA che hanno le informazioni dovrebbero invece usarle proattivamente, abilitando (o non abilitando) a servizi, autorizzazioni, gare di appalto i soggetti sulla base di analisi dei propri dati integrati e accessibili. Non c’è merito nel possedere dei dati. La capacità è nel saperli utilizzare.

Questo significherebbe che i dati che la PA acquisisce creano un valore sociale ed economico non indifferente, garantendo al contempo equità, accountability e rispetto dei diritti individuali, favorendo nel tempo la creazione di nuovi beni pubblici.

Ma potenzialmente c’è un terzo modo in cui creare valore pubblico dai dati per il settore pubblico. Il patrimonio di informazioni, infatti, può essere utilizzato per fornire servizi di analisi dei dati a valore aggiunto verso il settore privato, a pagamento. La PA può, cioè, al di fuori dell’uso dei dati che possiede per fini istituzionali, metterne a disposizione gli insight che ne derivano nella catena del valore della produzione di servizi specifici per il mercato. Non cede dati, ma servizi. E’ una frontiera da esplorare e un possibile ambito di sviluppo di partenariati Pubblici e Privati. Il valore economico di questi servizi tornerebbe nei bilanci delle amministrazioni che hanno messo a disposizione i dati, incentivandone la condivisione. Richiede però un modello di PA più avanzata, competente, agile e orientata al valore. Presente e futuro. Una PA aumentata e a prova di futuro.

La filosofia webfare intende dunque favorire una ridistribuzione equa della ricchezza digitale attraverso meccanismi che preservano la privacy, garantiscono la sovranità dei dati e promuovono l’innovazione responsabile.

Da un po’ di tempo ne discuto con due accademici di rilievo e capacità di pensiero e intelligenza non comune: il filosofo, visionario e rigoroso, Maurizio Ferraris, e l’ingegnera informatica Tania Cerquitelli, capace come nessuno di trasformare astrazioni complesse in soluzioni efficaci. Da queste discussioni è nato un articolo pubblicato di recente sulla prestigiosa Rivista di Estetica, in un numero peraltro molto speciale, dal titolo Human Beings. By Nature or by Technology? prodotto in onore proprio di Maurizio in occasione del compimento dei suoi 70 anni.

Connettere per innovare per una PA aperta, collaborativa e digitale

FPA Digital 365, 31 luglio 2025

La collaborazione tra enti, supportata da un ecosistema avanzato che unisce persone e tecnologie, può trasformare radicalmente il modo in cui le amministrazioni rispondono ai bisogni dei cittadini. L’obiettivo rimane quello di creare, attraverso la valorizzazione dei dati, una PA che sappia offrire servizi personalizzati e si impegni a sviluppare una visione solida del futuro a sostegno delle sue scelte. Per sviluppare questo paradigma, il Dipartimento del Tesoro ha avviato il il Programma “Identità” che accompagna il processo di innovazione e trasformazione organizzativa

IS PRODUCTIVITY THE WHOLE STORY? FUTURE-LOOKING POLICY-MAKING AND ‘EMPATHETIC’ ADMINISTRATION

Economic Focus-Dipartimento del Tesoro, n.3, luglio 2025

Il presente documento analizza gli effetti dell’Intelligenza Artificiale (IA) sulla produttività, evidenziando che il suo impatto è influenzato da condizioni micro-livello e fattori contestuali. Esamina le difficoltà nel misurare l’impatto dell’IA sulla produttività, osservando che le prove attuali sono diverse tra i vari settori e non sono conclusive. Il documento analizza come l’IA possa potenzialmente aumentare la produttività migliorando la qualità della produzione e riducendo i tempi di produzione. Tuttavia, sottolinea anche che gli effetti sulla crescita della produttività dipendono dal tipo di mansione e dall’esperienza del lavoratore.

Il documento sottolinea inoltre il ruolo essenziale dell’azione pubblica nel promuovere l’adozione dell’IA. Lo sviluppo tecnologico si muove molto più velocemente delle decisioni aziendali, per non parlare delle politiche. Questo, insieme alla difficoltà intrinseca di prevedere gli effetti dell’IA, sta a significare che i responsabili politici devono dare forma al cambiamento immaginando il futuro che vogliono per le loro comunità e anticipando le tendenze future. I governi dovrebbero scegliere la combinazione appropriata di politiche (ricerca, infrastrutture, istruzione e riqualificazione, incentivi alle imprese, regolamentazione del mercato), in base alla cultura organizzativa dei loro Paesi e alla loro visione del futuro delle comunità che servono. La definizione di politiche orientate al futuro può fare leva su strumenti di governance anticipatoria, come lo strategic foresight (previsione strategica), mantenendo i cittadini al centro dell’azione pubblica.

In un’era post-digitale, il “governo empatico” può servire come nuovo quadro di riferimento per l’azione pubblica, basato su tre principi chiave abilitati dall’IA: l’empatia, per comprendere e anticipare i bisogni dei cittadini; il valore, nella fornitura di servizi pubblici personalizzati e nell’ottimizzazione della propria organizzazione; la fattibilità dell’implementazione di nuove tecnologie. Le recenti iniziative portate avanti dal Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano (MEF) possono servire come caso di studio sull’integrazione dei meccanismi di governance anticipatoria nel policy-making.

 

AI IN PUBLIC SETTINGS: STATUS AND NEXT STEPS

Economic Focus Ministry of Economy and Finance Department of the Treasury N°1 – February 2024

Lo scopo del documento è quello di fornire una panoramica sull’adozione dell’Intelligenza Artificiale (AI) nel settore pubblico in Europa. In base a ciò, l’articolo analizza varie applicazioni di impatto dell’IA in diversi paesi dell’UE, tra cui l’Italia, ed evidenzia il modello della spesa italiana per la digitalizzazione e gli investimenti nell’IA. I modelli generativi dell’intelligenza artificiale in questo documento sono considerati una risorsa al servizio del benessere sociale e dei cittadini, progettati strategicamente per comprendere più a fondo i problemi ed essere meglio preparati per le sfide future, considerando anche le implicazioni etiche e di trasparenza e il loro impatto. Per fare ciò e procedere verso un paradigma di governo post digitale, seguendo un approccio incentrato sull’uomo, sono necessarie competenze e competenze digitali da parte dei dipendenti della Pubblica Amministrazione per implementare con successo progetti di intelligenza artificiale, utilizzare correttamente i dati e creare più valore. Il Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze sta investendo nello sviluppo di progetti innovativi che utilizzano modelli e strumenti di intelligenza artificiale e di intelligenza artificiale generativa, considerando il paradigma sopra menzionato. L’obiettivo è fornire ulteriori servizi ai cittadini e ottimizzare i processi interni.

Rischi e opportunità per la Pa nell’era dell’intelligenza artificiale

Rivista Italiana di Public Management, Volume 6, N.1, 2023, pubblicato nel 2024

Nell’attuale scenario di rapida evoluzione tecnologica, l’intelligenza artificiale (Ia) sta rivoluzionando in modo significativo la trasformazione digitale in
tutte le sfere della società, compresa la pubblica amministrazione (Pa) (Wirtzet al., 2019). Grazie alla sua capacità di elaborare ingenti quantità di dati,
supportare decisioni in tempo reale e ottimizzare processi complessi, l’Ia ha assunto un ruolo fondamentale nell’aumentare l’efficienza, la qualità e la tempestività delle operazioni nel settore pubblico (Chen et al., 2023). Tuttavia, insieme alle opportunità che l’Ia offre, emergono anche una serie di sfide e rischi che richiedono un’attenta considerazione e regolamentazione: è essenziale comprendere appieno le implicazioni etiche, sociali e normative associate all’adozione dell’Ia, con particolare riferimento al suo impiego nella Pa.
Questo articolo si propone di esplorare in dettaglio il panorama dell’Ia nell’ambito della PA, principalmente in Europa e in Italia, concentrandosi su due aspetti principali: la definizione, le sfide e i casi d’uso dell’Ia, compresi i suoi sviluppi più avanzati come l’Ia generativa, e le normative che regolano il suo utilizzo. In particolare, verrà dedicata attenzione all’Artificial Intelligence Act (Ai Act) dell’Unione Europea (Ue), che mira a stabilire un quadro normativo chiaro per il controllo e la supervisione dell’Ia nell’Ue. Attraverso un’analisi approfondita delle normative esistenti e delle prospettive etiche, questo lavoro
intende fornire una panoramica completa delle opportunità e dei rischi che l’Ia presenta per la PA, delineando le migliori pratiche per garantirne un utilizzo responsabile, equo ed efficace, tenendo conto delle esigenze di trasparenza, responsabilità e tutela dei diritti

INSEGNARE NEL FUTURO. Come l’AI può aiutarci a cambiare la scuola

1 Agosto 2024

Cosa abbiamo imparato dall’uso di strumenti digitali nel periodo pandemico nella scuola? Perché l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella didattica ha finora incontrato tante resistenze? Come può invece aiutarci a ripensare una nuova scuola? Nella ricerca “INSEGNARE NEL FUTURO. Come l’AI può aiutarci a cambiare la scuola” Michele Petrocelli, Professore di Economia presso l’Unimarconi e Dirigente Generale del Dipartimento del Tesoro del MEF, esplora il potenziale dell’Intelligenza Artificiale come strumento per trasformare il sistema educativo, analizzando metodi di insegnamento personalizzati e interattivi, in grado di valorizzare le capacità individuali degli studenti, analizzando alcuni esempi di utilizzo.

(In)Coscienza Digitale - Libro di Michele Petrocelli

(In)Coscienza Digitale

La risposta alla rivoluzione digitale, tra innovazione, sorveglianza e postdemocrazia, Lastaria Edizioni, 2022.

Le macchine ci conoscono sempre meglio, ma noi sappiamo davvero dove ci stanno portando? Siamo davvero consapevoli dell’impatto che questo processo sta avendo sulla nostra quotidianità? Che significa (In)Coscienza Digitale? Partendo da questi interrogativi, sono state analizzate le conseguenze politiche, economiche e sociali della trasformazione tecnologica in atto, delineando i rischi troppo spesso sottovalutati. 

Dove acquistare:

Coesione sociale, etica e competitività

Il ruolo del sistema sociale nelle dinamiche competitive all’interno dei sistemi economici e nell’economia globale, Gangemi, 2011.

Il libro intende accogliere due diversi ambiti di ricerca che l’autore ha condotto negli ultimi anni cercando di coniugare la competitività interna con quella esterna, ricercando nei sistemi economici gli attori dell’agone internazionale.  

Dove acquistare:

Il labirinto clientelare

La crisi di sistema dell’economia italiana, Armando Ed., 2008.

L’Italia si presenta oggi come un Paese in evidente ritardo competitivo e dominato dal clientelismo. Proprio la presenza di un sistema clientelare patologico risulta essere il limite più rilevante allo sviluppo del sistema economico nazionale. 

Dove acquistare:

L’apprendimento organizzativo e la sua misurazione nella strategia d’impresa

Armando Ed., 2005.

Il volume è il risultato di uno studio volto a ricercare le condizioni necessarie per la creazione dell’organizzazione innovativa, soffermandosi, in particolare sul concetto di organizzazione che apprende in contesti ambientali altamente dinamici.

Dove acquistare:

La modernizzazione del settore pubblico nei paesi sviluppati

Principi e strumenti di public governance, Percorsi di ricerca USGM, 2004.

L’intenzione di questo libro è quella di fornire una base di discussione sulla materia del cambiamento nel settore pubblico dei paesi ad economia avanzata. Esso intende ricercare una definizione della governance pubblica e delle sue dimensioni rilevanti (anche mediante l’elaborazione di indicatori) in un contesto di evoluzione, studiando il ruolo del centro ed il processo di delega e di riforma organizzativa, l’approccio all’e-government in un’ottica di e-governance, l’evoluzione del sistema di budgeting e di quello di gestione delle risorse umane nei diversi paesi OCSE.

L’analisi organizzativa tra privato e pubblico

Il caso della Pubblica Amministrazione, Percorsi di ricerca USGM, 2003.

Lo scritto intende studiare la fenomenologia organizzativa ed i processi di modernizzazione possibile della Pubblica Amministrazione, in particolare quella italiana, fornendo un modello teorico di riferimento basato su un approccio sistemico.